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Tumore del rene

Alla diagnosi, l’intervento chirurgico rappresenta ancora oggi il solo approccio curativo in senso definitivo. La chemio- o la radioterapia, invece, non hanno mai dato risultati particolarmente soddisfacenti. Con l’avvento delle terapie a bersaglio molecolari (il cui meccanismo d’azione è sostanzialmente anti-angiogenico-che inibisce la crescita dei vasi sanguigni tumorali) si è registrato un cambio di rotta, sia per la sopravvivenza del paziente, sia per la sua qualità di vita, quando utilizzate in associazione all’intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico per tumore del rene non prevede necessariamente l’asportazione del rene in blocco. E’ importante, per tale motivo, affidarsi ad un urologo che abbia l’esperienza necessaria per poter decidere se si possa o meno “salvare” l’organo. È possibile condurre una vita assolutamente normale anche con un rene solo in quanto l’organo residuo è in grado di svolgere la funzione che condivideva con il rene malato.

Tuttavia, l’asportazione di un rene è pur sempre un intervento importante, ed è per questo che deve essere affrontato nelle migliori condizioni fisiche. A seconda della classificazione (stadio TNM), ossia l’estensione del tumore a livello locale e non, si può optare per una Nefrectomia (asportazione del rene e della capsula adiposa che lo circonda), Nefrectomia parziale, Tumorectomia.

Fino a qualche anno fa si praticava l’intervento “a cielo aperto” che prevedeva un’incisione tra le coste più vicine al tumore o un’incisione sull’addome dallo sterno al pube, l’asportazione del rene ed eventualmente la rimozione di alcuni o tutti i linfonodi adiacenti al rene. Si tratta di un intervento radicale che si associa però ad una convalescenza lunga, un  elevato dolore post-operatorio, ed a cicatrici visibili nel tempo.

Proprio per questo motivo, ha ormai preso piede in molti centri, tra cui il nostro al Policlinico Campus Biomedico, la chirurgia mini-invasiva, Laparoscopica e/o Robotica, che a parità di risultati oncologici si associa ad una convalescenza in ospedale di sole 24 ore, ottimo controllo del dolore, ha il grosso vantaggio di lasciare una cicatrice molto piccola, tempi di recupero più brevi.

Si basa sull’uso del laparoscopio, un tubo sottile dotato a un’estremità di una lente e di una sorgente luminosa e all’altra di lente d’ingrandimento. Il chirurgo introduce il laparoscopio nell’addome attraverso una piccola incisione. Di solito si praticano tre tagli molto piccoli e uno un po’ più grande, attraverso il quale si asporta il rene (figura sopra).


Non abbiate paura di fare domande dirette al vostro chirurgo urologo!

In molti paesi sono stati individuati centri di eccellenza per questo tipo di trattamento chirurgico che, per la sua estrema difficoltà tecnica specialmente quando fatto per via Mini-Invasiva, è patrimonio di pochi chirurghi super-specializzati in questa tecnica. E’ bene quindi,  chiedere sempre al proprio chirurgo urologo se egli pratichi abitualmente queste tecniche laparoscopiche Mini-Invasive senza temere di offenderne la suscettibilità. E’ un diritto del paziente conoscere l’esperienza del chirurgo, il suo campo di specializzazione e un dovere di quest’ultimo informare fino in fondo i propri pazienti.

Ho all’attivo oltre 450 casi di chirurgia renale laparoscopica e robotica e altrettanti di chirurgia tradizionale “a cielo aperto”. Al prossimo congresso della società internazionale di Urologia (SIU), presenteremo i dati relativi a una tecnica innovativa per conservare al massimo la funzione renale ed asportare solo il tessuto malato in via Mini-Invasiva Laparoscopica

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