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Prevenzione dei calcoli urinari

LO STUDIO METABOLICO NEI PAZIENTI AFFETTI DA CALCOLOSI RENALE

 

L’urolitiasi, o calcolosi urinaria, è una patologia benigna estremamente frequente nella popolazione italiana: basti pensare che circa 1 italiano su 10 soffrirà durante la propria vita di colica renale, e circa 1 paziente su 2 avrà un secondo episodio [1]. Obiettivo di noi urologi è dunque non soltanto quello di trattare nel miglior modo la prima colica renale, ma soprattutto di metter in atto tutte le strategie possibili per evitare ulteriori episodi dolorosi: chiunque abbia sofferto nella propria vita di una colica renale infatti riferirà che si è trattato forse di uno dei dolori più intensi mai provati, e di certo farebbe a meno di ripetere questa spiacevole esperienza. Inoltre a lungo andare la presenza di calcoli urinari può determinare un danno ai reni, con conseguenze importanti sulla loro funzionalità.

Esistono numerosi tipi di calcoli renali (ossalato di calcio, fosfato di calcio, acido urico, struvite, etc), e ciascun tipo è generato dall’azione contemporanea di numerosi fattori (elettroliti urinari, pH urinario, dieta, farmaci, patologie renali, patologie metaboliche, etc). Questi elementi portano in ultima istanza alla formazione di un nucleo calcifico alla cui periferia si depongono cristalli di varia natura (immagine 1), esattamente come accade per il calcare sui lavandini. Una volta formatosi nel rene, il calcolo può migrare all’interno dell’uretere, uno stretto condotto che trasporta l’urina dal rene alla vescica, e quindi determinare l’ostruzione di tale condotto generando la famosa “colica”. E’ chiaro dunque che intervenendo sul primum movens della formazione del calcolo, ovvero su tutte quelle condizioni che portano alla nucleazione e cristallizzazione del calcolo, è possibile ridurre il rischio di sviluppare ulteriori coliche e rimare così “stone free”.

Poiché esistono diversi tipi di urolitiasi, l’elemento chiave nello studio della predisposizione individuale a “formare” calcoli è l’analisi del calcolo stesso. Per far ciò è dunque fondamentale che il paziente riesca, urinando in un passino o in una garza nei giorni seguenti alla colica renale, a trovare il calcolo. Questo viene dunque esaminato in laboratorio mediante tecnica spettrometrica ad infrarossi. Si esegue anche un esame urine, un’urinocoltura, e dei prelievi del sangue di routine. Integrando i risultati dell’analisi di laboratorio con alcuni fattori di rischio conosciuti è possibile dividere i pazienti in due gruppi, ovvero a basso e ad alto rischio (diagramma 1).

Diagramma 1. Valutazione del rischio individuale di recidiva

 

 

Pazienti a Basso Rischio

I pazienti a basso rischio sono coloro i quali hanno una bassa probabilità di sviluppare un calcolo in futuro: devono dunque mettere in atto alcune semplici norme preventive generali per evitare che ciò accada. Fra queste le più importanti sono:

 

a) Bere. Almeno 2,5-3 litri di acqua al giorno, adeguatamente distribuiti nel corso della giornata. E’ consigliabile portare sempre con sé una bottiglietta d’acqua da poter riempire all’occorrenza.

b) Consumare una dieta bilanciata con una giusta quantità di frutta e verdura. Questi alimenti favoriscono infatti l’aumento del pH urinario, che a sua volta può evitare la cristallizzazione dei calcoli [2].

c) Limitare l’assunzione di sodio (presente in grandi quantità nel sale e nel prosciutto), che risulta inoltre utile nel prevenire l’ipertensione arteriosa [3].

d) Limitare il consumo di proteine animali (carni rosse, uova, formaggi) [3].

e) Eseguire una regolare attività fisica, evitando uno stile di vita sedentario e l’obesità. Questa condizione può determinare infatti un maggior rischio di coliche renali [4].

f) La convinzione che l’acqua del rubinetto, in particolare quella presente nelle case di Roma, sia dannosa per chi soffre di urolitiasi e favorisca la formazioni di calcoli renali è falsa. E’ stata infatti dimostrata una relazione inversa tra consumo di calcio con la dieta e formazione di calcoli urinari [5]. Fanno eccezione alcuni pazienti, affetti da ipercalciuria assorbitiva: sarà il vostro urologo a indicarvi se appartenete a questo ristretto gruppo di pazienti.

 

Pazienti ad Alto Rischio

Questo gruppo di persone ha un rischio più alto di sviluppare futuri calcoli, i quali a loro volta potranno determinare ulteriori coliche e, se non trattati, possono infine generare dei danni permanenti ai reni. Per tale motivo l’esecuzioni di uno studio metabolico specifico per caratterizzare questi pazienti riveste un ruolo cardinale nella pratica clinica urologica. Per fortuna il progresso della medicina è inarrestabile, e queste persone che un tempo avrebbero sofferto di coliche ripetute, oggi possono essere aiutati sia farmacologicamente che con eventuali trattamenti endoscopici e chirurgici di ultima generazione (ureteroscopio digitale flessibile, pielolitotomia laparoscopica).

Per eseguire lo studio metabolico, se il calcolo è già stato analizzato, è sufficiente raccogliere dei campioni delle urine delle 24 ore ed eseguire un prelievo venoso. In tal modo è possibile studiare il metabolismo di diversi oligoelementi come il Calcio, i Fosfati, gli Ossalati, etc. In alcune persone esistono infatti delle alterazioni metaboliche le quali, modificando la quantità di oligoelementi assorbiti nell’intestino, distribuiti nel corpo e finalmente escreti nelle urine, favoriscono il processo di cristallizzazione dei calcoli renali. Dopo aver caratterizzato il disordine del paziente, quando possibile, verrà impostata una terapia dietetica e farmacologica atta a correggere il disturbo presente. Ovviamente le norme preventive generali precedentemente descritte dovrebbero essere seguite anche dai pazienti ad alto rischio.

 

Facciamo alcuni esempi:

1)         Pazienti sottoposti a chirurgia intestinale (chirurgia dell’obesità, morbo di Crohn, etc) possono andare incontro allo sviluppo di un’iperossaluria enterica: in questa condizione si verifica un aumento dell’assorbimento di ossalati nell’intestino, i quali vengono così concentrati nelle urine e precipitano formando calcoli. Queste persone possono essere trattate impostando una dieta a ridotto contenuto di ossalati e aggiungendo dei supplementi di calcio nella dieta che, legandosi all’ossalati nell’intestino, ne limitano l’assorbimento.

2)         Alcune persone con calcoli di ossalato di calcio possono essere affetti da ipocitraturia, ovvero da una ridotta escrezione di citrato nelle urine, molecola che evita la cristallizzazione del calcio con l’ossalato: in questo caso il paziente si gioverà dall’assunzione di prodotti a base di citrato alcalino, il quale oltre a modificare il pH urinario, riduce il rischio di calcoli di ossalato di calcio chelando quest’ultimo ed impedendo il suo legame all’ossalato.

Le alterazioni metaboliche suddette sono numerose e complesse, così come può essere l’interpretazione corretta di uno studio metabolico approfondito: per tale motivo, se siete affetti da calcolosi renale, è importante rivolgervi ad un urologo specializzato nel trattamento dell’urolitiasi. Mediante un’accurata visita, esami di laboratorio, uno studio metabolico ed una strumentazione chirurgica all’avanguardia egli potrà infatti mettere in atto tutte le migliori terapie per ridurre il vostro rischio di sviluppare future coliche renali e garantire il vostro benessere a lungo termine.

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